Giustizia e sostenibilità, la nuova economia secondo Jeffrey Sachs

Giustizia e sostenibilità, la nuova economia secondo Jeffrey Sachs

22 ottobre 2021

Un articolo di Katia Biondi

NEWS | Ateneo

Un nuovo paradigma economico basato sugli obiettivi del benessere, della giustizia sociale, della sostenibilità, della cooperazione. Perché «il punto di svolta del Ventunesimo secolo è un ripensamento dell’economia» che attinga alla saggezza antica, quella di Aristotele e delle Scritture. Un nuovo approccio, insomma, come quello indicato da papa Francesco, di cui si fa portatore Jeffrey D. Sachs, economista di fama internazionale e tra i massimi esperti di sviluppo sostenibile.

Docente alla Columbia University dove dirige il Center for Sustainable Development e responsabile della Commissione Covid-19 per la rivista scientifica “Lancet”, giovedì 21 ottobre è stato il secondo ospite del ciclo di Conferenze “Un secolo di futuro: l’Università tra le generazioni”, l’iniziativa promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore in occasione del Centenario. «Il nostro non è un mondo buono dal punto di vista economico. Siamo più ricchi di quanto eravamo cento anni fa ma non siamo più buoni», ha spiegato il professore della Columbia University, pronunciando la sua lecture dal titolo “Ecologic Transition and Social Inclusion: Towards a New Economic Paradigm”.

D’altronde «le profonde trasformazioni in atto aumentano le disuguaglianze tra ricchi e poveri», ha detto il rettore Franco Anelli introducendo l’intervento. «Queste polarizzazioni sono le conseguenze di scelte antiche, ma negli ultimi anni hanno avuto un’accentuazione straordinaria». Quindi, ha chiesto il rettore «Come possiamo invertire la rotta?».

La risposta di Sachs è molto semplice: «È un anacronismo essere guidati dalla ricchezza» perché questa porta «maledizione» e non fornisce una «soluzione».  Di fatto le nostre attività economiche minacciano la «sopravvivenza» dell’umanità. Citando un recente rapporto Fao, l’economista ha snocciolato alcune cifre che testimoniano le ingiustizie presenti nel mondo. «Tre miliardi di persone non possono mangiare in modo sano. Ma questo non è una breaking news perché al sistema non interessa». Infatti, ha aggiunto, «non importa dire che 100 milioni di persone non hanno accesso alla sanità e numerosi bambini cresceranno senza istruzione». Certo, «nel nostro mondo c’è più ricchezza rispetto a 100 anni fa ma c’è anche una terribile negazione dei diritti umani».

Insomma, siamo una «democrazia del denaro» basata sull’«etica dell’accumulo».  E, ha denunciato Sachs, «negli ultimi quarant’anni le nostre società, insieme alla distruzione dell’ambiente, sono diventate ingiuste». Basti pensare che la ricchezza del mondo intero è concentrata nelle mani di tremila persone che progettano «voli nello spazio» anziché preoccuparsi di ridurre la forbice delle disuguaglianze economiche.

Eppure, secondo Sachs, una nuova economia dello sviluppo sostenibile è possibile. «Sono convinto che potremmo fare tutto questo a bassi costi investendo una minima percentuale del Pil che dovrebbe essere riorientato verso un obiettivo comune».

Il vero «enigma» è che non si sta facendo nulla per porre fine a questo «comportamento distruttivo». La ragione, a detta di Sachs, è da ricercare nella separazione del pensiero economico dalle «tradizioni profonde della saggezza antica». In altre parole, sono andati perduti due concetti fondamentali: quello teorizzato da Aristotele di un’economia orientata verso il bene comune, cioè quell’idea di polis che i greci chiamavano “eudemonia”. L’altro corpus teorico fondamentale è l’insegnamento delle Scritture bibliche secondo cui ognuno in quanto figlio di Dio ha una dignità. Se mettiamo insieme questi due concetti – una società politica orientata verso il benessere comune e l’attenzione ai poveri – abbiamo il «presupposto per un nuovo paradigma economico». Va ripristinata, dunque l’idea, fondamentale che la nostra vita comunitaria deve rivedere la giustizia e rispettare le eguaglianze tra gli esseri umani, unico modo pratico per ridirigere l’utilizzo delle risorse sul pianeta.

Una nuova economia che altro non è se non quella indicata da papa Francesco nelle encicliche “Laudato si”’ e “Fratelli tutti”, con il suo invito a prendersi cura di coloro che hanno necessità. «L’economia di Francesco darà un grande contributo all’etica di cui abbiamo bisogno per il XXI secolo», che «non è solo lo sviluppo sostenibile ma deve essere un’etica globale in un mondo interconnesso». Dunque, «questa è la nostra sfida: dobbiamo individuare le basi in cui i Paesi del mondo possano trovare il loro concetto di bene».

«Come arriviamo a questo nuovo sviluppo?». È la domanda che il docente di Scienza delle finanze Massimo Bordignon ha rivolto a Sachs al termine della sua lezione. «Abbiamo un problema di governance e la tecnologia sta andando avanti a passi velocissimi». Non solo: «Un milione di specie sono a rischio estinzione nel prossimo decennio e anche la pandemia è il risultato di questa offesa continua al nostro pianeta. Abbiamo potenzialità enormi grazie alle nuove tecnologie ma rischiamo di aumentare il divario digitale che può portare ad altre disuguaglianze», ha aggiunto il docente dell’Università Cattolica. Secondo Sachs quello di cui c’è bisogno è un’«etica comune per l’umanità»: non c’è sviluppo sostenibile senza cooperazione. Di qui la necessità di recuperare i principi alla base della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’Onu. «La mia speranza è che questo documento, di cui nel 2023 si celebra il compleanno, possa essere il nostro punto d’inizio» se vogliamo raggiungere uno «sviluppo sostenibile» basato sulla decarbonizzazione, sull’uso sostenibile delle risorse e sull’inclusione sociale.

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